Dipartimento di Fisica
Università "La Sapienza" - Roma
Scienza e paranormale: a che
punto è la notte?
La mia personale
posizione sul cosiddetto "paranormale" e in particolare sui fenomeni PSI, cioè di percezione
extrasensoriale (ESP) o di psicocinesi (PK), è stata nel passato così
sintetizzabile: o tali fenomeni sono illusori e quindi il problema non si pone,
o se ne può provare
sperimentalmente l`esistenza e allora è compito della Scienza e in particolare
modo della Fisica studiarli. Ero comunque meravigliato dalla quasi generale
mancanza di curiosità dei miei colleghi Fisici per un possibile rivoluzionario campo di indagine
scientifica; sapevo naturalmente che esperimenti erano stati fatti dai
"parapsicologi", tuttavia occasionali scambi di vedute con colleghi
"bene informati" mi avevano istillato forti dubbi e sulla consistenza
dei risultati ottenuti e sulla correttezza sia delle procedure sperimentali sia
del trattamento statistico dei dati effettuato da questi "outsiders"
della scienza. Insomma: la diffusa opinione nella comunità scientifica
ufficiale era (ed è !) che in
realtà in tale campo non ci sia niente da studiare. Eppure... eppure non potevo
fare a meno di constatare, per esperienza personale e dai resoconti di
conoscenti per me affidabili, che tali fenomeni non sono poi così poco diffusi,
anzi sembra che dopotutto, in media, ogni persona almeno una volta nella vita
sia venuta a contatto col "paranormale", per lo più nella forma più blanda della ESP (sogni
precognitivi, telepatia, chiaroveggenza, coincidenze significative, etc.).
Inoltre, benché su tali cose si preferisca tacere nelle biografie ufficiali,
numerosi e importanti scienziati (e anche noti filosofi) hanno mostrato
positivo interesse in tali campi "alternativi" a cominciare da I. Newton passando per
W. Pauli per finire al premio Nobel B. Josephson (la lista è lunga anche senza
tenere conto di quanti, per timore della più che probabile opinione sfavorevole
dei colleghi, hanno preferito
autocensurarsi). Un ulteriore motivo di sconcerto (ma pungolo per la curiosità scientifica) era la
consapevolezza , da Fisico, che tali fenomeni (ESP e PK), che non avrebbero
trovato alcuna possibilità di inquadramento o di spiegazione nella Fisica
classica, non sono poi così in
contraddizione con il framework concettuale della Fisica moderna ; anzi , in
connessione con il fondamentale problema della misura in Meccanica Quantistica,
quasi tutti i fondatori di tale teoria (Planck, Einstein, Pauli, Schroedinger,
de Broglie etc.) hanno sviscerato a fondo il problema dell ' interazione tra mente-coscienza e materia-realtà e la
discussione è ancora quanto mai attuale. Tuttavia. ancora inspiegabilmente, le
speculazioni teoriche ed epistemologiche in un campo così fondamentale non si
sono mai tradotte in ricerche
sperimentali [salvo tre eccezioni, vedi (1)]. Un blando e saltuario e tuttavia
faticoso excursus della letteratura sul "paranormale" accessibile a
un "profano", scartando il palesemente inverosimile e/o fraudolento,
navigando perigliosamente tra nebulosi esoterismi e resoconti aneddotici
inverificabili e infalsificabili, mi aveva tuttavia convinto che lo stato
dell`arte, per così dire, era pre-scientifico, assomigliava stranamente alla
congerie di fatti e osservazioni , alcune rivelatesi poi proficue e gravide di
conseguenze, altre irrilevanti, altre ancora semplicemente fantasiose, che
possiamo rinvenire negli scritti di autori pre-scientifici diciamo fino al
tardo rinascimento o, usando un
limite certo convenzionale ma comunemente accettato, fino a Galileo. Quello che
mancava era un punto fermo su cui innescare quel fruttuoso processo di
accumulazione tipico della scienza che (senza la necessità di ripartire sempre
da zero) potesse portare a una comprensione più profonda e possibilmente a una
spiegazione teorica dei fenomeni stessi. Mosso da questo insieme di
motivazioni, sei anni fa tentai di verificare (propria manu) quei dati statistici
riportati in altri studi (e ritenuti inaffidabili dai colleghi) con un
esperimento basato su test "classici" di telepatia e chiaroveggenza,
avendo in più l ' opportunità di usare un gruppo di soggetti che, per
il particolare training ricevuto, fosse sperabilmente sopra la norma ma
tuttavia lontano dalla "professionalità" (con i pericoli connessi). I
risultati di tale esperimento in sé altamente significativi furono per me
ancora più significativi in un modo inaspettato: infatti un resoconto
dell ' esperimento ( più tardi pubblicato in (2)), fatto circolare
tra amici e colleghi ed inviato al CICAP, mi ha procurato una sequenza di
polemiche e arroventate discussioni costringendomi a passare da un impegno ed
interesse "amatoriale", come era stato il mio nel campo
"paranormale" fino ad allora , a un approfondimento e a uno studio più
"professionale". E così, con mia grande sorpresa, ho scoperto che in
realtà il punto fermo che stavo cercando già esiste: l ' esistenza di fenomeni ESP e PK è stata provata
sperimentalmente al di sopra di ogni ragionevole dubbio. La prova non
risiede in un particolare eclatante esperimento ma nella rigorosa analisi
statistica di dati sperimentali pazientemente accumulati negli ultimi 50 anni.
A quanti cominciassero a questo punto a mostrare segni di insoddisfazione ed
insofferenza, devo ricordare che ogni prova scientifica di carattere
sperimentale, a causa del non eliminabile margine di errore proprio di ogni
tipo di misura, anche macroscopica ("classica"), è intrinsecamente di
carattere statistico, senza contare poi che nella Fisica microscopica moderna
le leggi della probabilità e quindi della statistica sono parte integrante e
fondamentale dello stesso apparato logico e teorico. In altre parole, la
meccanica quantistica è intrinsecamente probabilistica, ma anche in
Termodinamica, parte fondamentale della Fisica classica, le Leggi (o Principi)
sono di carattere statistico; detto in parole ancora più povere, se affermo che
l ' acqua in una pentola posta sul fuoco dopo un pò di tempo inizia a
bollire, certo affermo una banale verità scientifica facilmente verificabile
nell ' esperienza giornaliera, eppure anche tale "effetto"
ha un carattere statistico: in verità niente nelle leggi della Fisica
impedirebbe alla medesima acqua di congelare anziché di bollire (!): solo che
la probabilità di quest ' ultimo evento è così piccola che (è stato
calcolato) ragionevolmente ci si aspetta che esso si verifichi al
più una volta in tutta la vita dell ' Universo! Potrei fare numerosissimi altri esempi,
anzi potrei portare ad esempio praticamente ogni "effetto"
verificabile sperimentalmente nella Scienza, ma il mio intento principale
finora era di chiarire che la Scienza
ha necessariamente sviluppato potenti e sofisticati strumenti matematici
per il trattamento statistico dei dati e in particolare per riconoscere se un
qualche riscontro sperimentale e/o strumentale (una oscillazione anomala
dell ' ago del vostro strumento, un particolare conteggio, una
particolare sequenza di tracce nella vostra lastra fotografica...) corrisponde
(o non corrisponde) ad un effettivo fenomeno o è un effetto spurio dovuto a
fluttuazioni della strumentazione, errori sistematici di impostazione o altre
possibili fonti di disturbo ("rumore"). In effetti ogni misurazione
sperimentale si può concettualmente pensare come il riconoscimento o meno di un
"segnale" dal (sopra il) cosiddetto "rumore di fondo"; tanto più piccolo è il segnale, tanto
maggiore deve essere il numero di dati su cui poggiare una analisi statistica
capace di riconoscerlo (e tanto più sofisticata diventa l ' analisi
stessa). È opportuno precisare che "segnale" e "rumore di
fondo" sono intesi in senso analogico e mutuati e dal linguaggio comune e
dal mondo delle telecomunicazioni: in realtà il "segnale" potrebbe
essere di volta in volta ad es. l ' emissione neutronica nella
fusione fredda, la particolare catena di eccitazione dei contatori che segnala
un decadimento del bosone intermedio o la particolare sequenza di righe
spettrografiche che ci indica la presenza di amminoacidi nella polvere
interstellare. Tuttavia l ' esempio più comprensibile e quindi
comunemente usato, è tratto effettivamente dalle radiotrasmissioni: ognuno sa
per propria esperienza che è facile e richiede poco tempo sintonizzarsi su un
"segnale" forte (una stazione vicina o una particolarmente potente )
mentre diventa sempre più frustrante e laborioso se il segnale è debole e/o le condizioni non sono opportune
(temporali, montagne, troppe emittenti su una stretta banda di frequenze: tutte
circostanze che aumentano il "rumore di fondo"). Come caso limite,
immaginate di essere uno di quei radioamatori che cercano contatti con stazioni
particolarmente lontane (e devono poi provare il contatto riferendo la sigla in
codice del trasmittente): spostate delicatamente la manopola di sintonia tra
"statica", sibili e immancabili cra-cra (rumore di fondo), ed ecco:
su questa frequenza sembra esserci qualcosa, ma sarà vero? È chiaro che se
ascoltate per pochi secondi probabilmente quello che vi era parso un flebile
suono sopra il rumore non riapparirà: bisogna armarsi di pazienza, ascoltare
più a lungo (cioè accumulare più dati statistici!) per poter sentire
occasionalmente ripetersi un suono intelligibile e ancora più a lungo prima di
poter "mettere insieme" un numero sufficientemente alto di
"suoni" da poter riconoscere almeno la lingua e possibilmente la
sigla del trasmittente. Bene, in "parapsicologia" il problema
principale è di vedere se nei vari esperimenti (tipo prevedere quale sarà la
prossima carta estratta dal mazzo, alterare una serie di bip emessi da un
generatore random, riconoscere una località lontana con le tecniche
"Ganzfeld")
c ' è un "segnale" (ESP, PK) o tutto è solo
"rumore di fondo", che in questo caso è essenzialmente dovuto al
caso. In termini semplici ed espliciti, se in un esperimento indovino diciamo
600 volte su 1000 tentativi con che faccia (testa
o croce...) cade una moneta, posso
dire di possedere poteri extra o ho indovinato solo per caso (diciamo
pure, eufemisticamente, "fortuna") ? Notate che anche se una analisi
statistica mi convincesse che i miei risultati non sono dovuti solamente al
caso (che pure sarà una componente
importante) non potrei tuttavia dire se si è trattato di
"precognizione", cioè se in qualche modo sapevo prima cosa sarebbe
uscito, oppure di "telecinesi", per cui, avendo detto testa, con i miei poteri mentali di
controllo sulla materia faccio sì che esca effettivamente testa. Questo è un punto importante da sottolineare: non sappiamo
se la telepatia o la precognizione o la telecinesi
esistono (ne tanto meno come funzionano); ciò che è stato provato è che "sicuramente
i risultati ottenuti nell ' insieme degli esperimenti esaminati non sono
spiegabili ammettendo l ' azione delle sole leggi del caso" {dove sicuramente è ovviamente usato in senso statistico e quindi
significa che è estremamente, estremamente (quanto lo vedremo dopo) improbabile il contrario, cioè che gli
stessi risultati siano realmente ottenuti per caso (come l ' acqua
che riscaldata diventa ghiaccio...)}.
Ergo: deve esserci in opera un altro fattore (possiamo tranquillamente
chiamarlo ESP o PK ma finora sono solo nomi!). In altre parole quello che è
stato provato è di nuovo l ' inequivocabile presenza di un
"segnale" ben sopra il "rumore di fondo". La natura e le
caratteristiche del "segnale" sono ancora largamente sconosciute, a
parte il fatto che si tratta di un segnale debole ( spesso molto debole) : ad
esempio negli esperimenti PK condotti per più di un decennio presso la School
of Engineering and Applied Science della Princeton University
(nell ' ambito del programma PEAR=Princeton Engineering Anomalies
Research) solo un bit su 500, in media, è risultato influenzato dai soggetti
esaminati (vedi (3)) [spero comunque che la precedente chiacchierata sia servita almeno a rendere chiaro anche
ad un profano che la debolezza del "segnale" non mette in discussione
la certezza che ci sia un "segnale"]. Evidentemente non posso qui
inoltrarmi nei dettagli e degli esperimenti e della trattazione statistica dei
dati sperimentali e neppure riportare in dettaglio la ormai copiosa
bibliografia; mi limiterò a segnalare per gli interessati pochi riferimenti che
contengono essi stessi esaurienti riferimenti bibliografici (1,3,4). Tuttavia
in qualche modo devo, pur se succintamente, riferire e in parte spiegare i
principali risultati . Il primo e forse anche il più comprensibile
indicatore per vedere se un certo
effetto è dovuto o meno al caso è di calcolarne a priori (se possibile) o di
valutarne a posteriori sperimentalmente (cioè dai dati stessi: è possibile!) la
cosiddetta probabilità di casualità .
Forse è bene fare un esempio. Supponiamo di giocare a testa e croce e che il
nostro amico-avversario Pippo vinca 6 volte su 10 lanci chiamando sempre testa (questo è ininfluente ma facilita
l ' esposizione); vogliamo calcolare la probabilità di casualità di questo evento, anche per rassicurarci
che la vincita di Pippo sia onesta. Bene, una semplice formula matematica ci
dice che, se la moneta non è truccata e il lanciatore non ha barato in
qualche modo (cioè se solo il caso è in azione), la probabilità di ottenere
6 successi su 10 tentativi è pari a
cioè il 20.5%. Tuttavia non è ancora
questa la probabilità di casualità
perché devo tenere in conto che Pippo avrebbe potuto vincere anche più di 6
volte, quindi si deve sommare
anche questa probabilità alla precedente, ottenendo
cioè il 37.7% che è quasi il doppio
della precedente ed è così alta da non farci dubitare (finora ) della
correttezza del gioco {per inciso abbiamo imparato che la probabilità di casualità (che chiameremo da ora
) è dunque la
probabilità a priori di avere almeno il numero di successi conseguiti o
in altre parole la probabilità di avere m o più di m successi su N
tentativi}. Ma supponiamo di continuare a giocare e che Pippo continui a
vincere con lo stesso ritmo, cioè mantenendo la stessa percentuale. Così su 100
lanci saranno venute 60 teste e su 1000 lanci 600 teste invece delle 500 (circa) che ci
aspetteremmo. Fermiamoci al centesimo lancio e calcoliamo di nuovo la probabilità di casualità ottenendo
cioè meno del 3% : la cosa comincia ad
essere sospetta! calcoliamo tuttavia ancora al millesimo lancio la probabilità
di 600 teste e abbiamo
vale a dire un risultato che ci
aspetteremmo di trovare per caso una o due volte su dieci miliardi di sfide tra
noi e Pippo !. Certo può ancora essere un caso, ma ragionevolmente credo che
ognuno a questo punto smetterebbe di giocare, sospettando o che la moneta sia
leggermente più leggera dalla parte testa
o che Pippo sia un abile e infido prestigiatore: non sappiamo cosa in effetti
sia successo ma siamo convinti che non è stato un caso!
L ' esempio mostra anche l ' importanza di ampliare
sufficientemente la base-dati ovvero di ripetere un numero sufficientemente
grande di volte l ' esperimento: se ci fossimo fermati ai primi 10
lanci o anche ai primi 100 non avremmo scoperto l ' inganno! e questo
è tanto più importante quando l ' effetto è piccolo, come usualmente
accade in parapsicologia: i singoli esperimenti possono essere anche poco
significativi o con risultato nullo o addirittura negativo, è
l ' insieme degli esperimenti che acquista una dimensione tale da
avere la "forza" statistica necessaria a rivelare il "segnale"
(l ' esistenza della PSI: sfortunatamente molti ricercatori in questo
campo facilmente se lo dimenticano nel progettare un esperimento così
pure, purtroppo, molti -sedicenti-
"controllori" ). Diamo solo un esempio riportando i grafici dei dati
via via accumulatesi dell ' esperimento RMC alla Princeton University
(vedi (3)):

Per mostrare un effetto
PK le tre linee BL, PK + e PK- dovrebbero divergere, con
PK + sopra la baseline BL
a sua volta sopra PK-; in verità è proprio quello che le curve fanno,
ma lo fanno in modo ondivago e soprattutto lo fanno chiaramente solo al
crescere dei runs (singole prove); per un basso numero di prove
l ' effetto è poco visibile, quando non temporaneamente invertito:
eppure la probabilità di casualità
finale dell ' esperimento RMC è dell ' ordine di una su un
milione e quindi ben significativa. Ma quali sono in definitiva i dati globali
della ricerca PSI ? Partiamo dal
PK: D. Radin e
R. Nelson, entrambi della Priceton University, in un articolo pubblicato
sul Foundations of Physics (!) ,
hanno analizzato 152 reports di 68 diversi investigatori descriventi 597
(recenti) studi sperimentali e 235 di controllo riguardanti la influenza
diretta della coscienza su sistemi microelettronici (il cosiddetto micro-PK).
La probabilità di casualità calcolata
è pari a
cioè una su cento milioni di miliardi di
miliardi di miliardi ! per capirci è la stessa probabilità che il rosso esca
115 volte di seguito alla roulette o lo zero 22 volte di seguito: di nuovo, se
questo accadesse in una sala gioco diremmo che la roulette è truccata; in
questo caso diciamo che tali risultati non possono essere frutto del caso, un
altro fattore (che chiamiamo micro-PK) è in azione, un forte segnale PSI è
stato captato ben al di sopra del rumore di fondo! Veniamo quindi alla macro-PK
dove le eventuali modificazioni dovute alla coscienza e alla volontà
dell ' operatore operano su oggetti macroscopici e quindi non
coinvolgono (almeno direttamente) effetti quantistici. In questo campo gli
unici esperimenti di cui abbiamo documentazione attendibile e sufficientemente
numerosa riguardano il lancio di dadi ove il soggetto (l ' operatore)
tenta o di far cadere dei dadi in apposite griglie (vedi RMC del PEAR -
rif.(3)) o di far "uscire" una particolare faccia del dado. Riguardo
questo ultimo tipo di esperimenti, D. Radin e D. Ferrari (5) hanno analizzato
148 studi sperimentali condotti da 39 diversi ricercatori con il concorso di
circa 2500 soggetti-operatori per un totale quasi 2.5 milioni di lanci (di dado); la relativa probabilità di casualità risulta essere
(sorprendentemente) ancora più piccola (migliore) di quella già stupefacente
del micro-PK:
(!!!). Per chi non ha feeling con
la matematica esporrò di nuovo a parole il significato di tale numero: per
ottenere per "caso" lo stesso risultato di questi esperimenti dovrei
ripeterli circa dieci milioni di miliardi di miliardi di miliardi di miliardi
di miliardi di miliardi di miliardi di volte; è più o meno la (famosa) probabilità
che una scimmia battendo a
casaccio sui tasti di una macchina da scrivere riscriva, per caso, la
"Divina Commedia" ! E per quanto riguarda l ' ESP? Una
analisi dei soli studi in lingua Inglese sulla precognizione, condotti comunque da 69 diversi ricercatori con la
partecipazione di 50000 soggetti per un considerevole data-base di due
milioni di tentativi, porta ad una probabilità
di casualità pari a
(6) mentre i soli recentissimi
studi su telepatia & chiaroveggenza
condotti con tecniche Ganzfeld danno una probabilità
di casualità di
(7). Per ovvie ragioni in questa
relazione mi sono limitato a riportare il più semplice indicatore (la probabilità di casualità) evitando per
semplicità di parlare di altri e più potenti strumenti statistici; epperò farò
brevemente due eccezioni. Primo, esiste un utile indicatore statistico che
misura la relativa debolezza o forza del segnale rispetto al fondo con un
numero, detto in inglese effect size,
che va da 0 a 1; ebbene, gli effect sizes
calcolati negli studi già citati variano da un basso 0.0003 per la micro-PK a
0.01 per i dadi a 0.02 per la precognizione ad un alto 0.29 per le tecniche
Ganzfeld. Benché intrinsecamente piccoli (a parte il Ganzfeld) questi numeri
sono paragonabili a quelli ottenuti in ricerche accademicamente accettate e
spesso acclamate specialmente in campo sociologico, psicologico e/o
psicoterapeutico, medico e/o farmacologico. Possiamo ad esempio ricordare uno
studio che ebbe grande risalto e pubblicità perché dimostrava che la comune
aspirina previene efficacemente l ' infarto (9): eppure il suo
relativo effect size è di appena 0.03
cioè di poco più grande di quello della precognizione ma di molto inferiore a
quello relativo al Ganzfeld! Ma c ' è di più: proprio la necessità di
avere sicure valutazioni in
aree come la ricerca sociologica o
psicologica in cui i presunti effetti sono deboli, controversi e difficili da
ripetere, ha portato alla fine degli anni
'70 allo sviluppo di nuove procedure e metodi statistici che ora sono
conosciuti con il nome complessivo di meta-analisi:
e proprio le ormai ben collaudate tecniche della meta-analisi applicate
recentemente in campo parapsicologico hanno posto un ALT definitivo a una serie
di critiche e di merito e di metodo che usualmente vengono fatte alle indagini
sul "paranormale": è stato infatti provato che nessuna di queste
critiche usuali, spesso pedissequamente riportate come decisive e
"scientifiche" dai mass-media, è più sostenibile alla luce della meta-analisi dei dati sperimentali (come
ha ammesso lo stesso R. Hyman, acuto e duro critico della ricerca PSI,
dopo la lunga e ormai celebre querelle con C. Honorton, il padre
delle tecniche Ganzfeld (4)). In particolare è risultato che (1,4,5,6,7,8):
non
è vero che la bontà dei risultati
dipende dal ricercatore (demolendo la sottintesa insinuazione di frode,
cosciente o meno, da parte dei ricercatori "fortunati");
non
è vero che i risultati sono
irripetibili e che in particolare i risultati positivi tendono a scomparire con
l ' aumentare della sicurezza dei protocolli e la severità dei controlli;
non
è vero che gli stessi risultati
positivi possono essere vanificati da altrettanti negativi o nulli che i
ricercatori si sono ben guardati dal rendere pubblici {questa è a priori una
accusa molto seria e molto insidiosa: è il cosiddetto problema dei files nel cassetto; ma, solo per dare un
esempio, nel rif. (1) è stato calcolato che a fronte dei 597 studi esaminati,
ci vorrebbero ben 54000 studi sconosciuti e negativi per riportare i
dati nella "normalità" (leggasi casualità) !
In definitiva e per concludere parafrasando Galileo, con la ricerca
sperimentale sulla PSI abbiamo posto una domanda (inusuale ) alla Natura;
possiamo ora affermare che la risposta della Natura è chiara e inequivocabile:
" sì, i fenomeni PSI esistono".
È tempo quindi, anche e specialmente per noi scienziati, di accettare tale
risposta e dalla stessa ripartire con nuove domande e nuovi
esperimenti. Le prossime ricerche non possono, non devono ripetere ad infinitum
le esperienze del passato; quello di cui abbiamo bisogno adesso è di cominciare
a capire non se gli effetti PSI esistono ma come funzionano (vedi
Addendum): abbiamo bisogno ora di un minimo di teoria, di un nuovo
paradigma, necessariamente
tentativo agli inizi, che serva comunque da guida per gli esperimenti
futuri. Qualche timido passo in questa direzione è già stato fatto (3) avendo
quasi sempre come base e/o riferimento la Meccanica Quantistica; del resto è
proprio in questa teoria che la Fisica, partita nel 1600 dallo studio del mondo
esterno, della cruda materia come altro
completamente separato dal mondo interno "coscienziale", è giunta ora
al confine ove Io e non-Io si toccano. Certo, io credo, i
fenomeni PSI si trovano al di là di quel confine, ben dentro il campo della
coscienza, e forse la Fisica non è ancora pronta e può darsi che non abbia
neppure gli strumenti adatti per addentrarsi in tale campo. Eppure, con molta
fantasia e pazienza, questi strumenti devono essere inventati: è necessario ed
anche inevitabile che questa esplorazione abbia inizio. Tuttavia la storia,
anche recente, ci insegna che in ogni settore della ricerca scientifica la
rapidità e l ' entità dei progressi dipende sì dall ' ingegno dei
singoli ma molto di più dal numero dei ricercatori e dalla consistenza delle
risorse impegnate nella ricerca stessa. Purtroppo sotto questo riguardo la situazione
attuale è miserrima in generale e lo è particolarmente in Italia... e non si
intravedono cambiamenti nell ' immediato futuro né da parte delle
strutture pubbliche né da parte dei sempre auspicati ma finora fantasmatici
privati Mecenati.
Addendum:
Questo articolo è in
pratica la trascrizione di un mio intervento al WorkShop gI poteri della
menteh tenutosi a Fermo 5 anni fa. Cosa è cambiato nel frattempo? Nella sostanza
molto poco. Vorrei solo segnalare che alla fine del 1995, per una serie di
fatti concomitanti, ci fu un improvviso interesse dei media sul
gparanormaleh praticamente in tutto il mondo (tranne ovviamente che in Italia).
Riporto i dati.
v Fatti:
Ø
uso di gente dotata
di poteri psichici da parte della CIA
Ø
Progetto Stargate (cancello, via, accesso alle stelle) del
Pentagono
Il consulente del Pentagono K. Harary ha dichiarato che scopi
del Progetto Stargate sono:
1. controllare quali altre nazioni stanno facendo
ricerca sulla RV (remote viewing=visione a distanza)
2. ricercare persone che abbiano buoni poteri di RV
3. ricerche in laboratorio per scoprire tecniche di RV
ed addestrare persone ad usare meglio la RV
K. Harary ha ammesso che attraverso RV è
sato possibnile localizzare:
à
sottomarini in
immersione
à
gente tenuta in
ostaggio
à
basi di lancio
missilistiche
Ø
J. Schnabel in un
giornale inglese (Independent,
Sunday 27 Agosto 95) aveva già precisato che la USA Military
Intelligence ha usato la RV per localizzare gli ostaggi americani a
Teheran durante la crisi e dove dormiva Gheddafy prima del raid aereo in Libia.
Ø
Lfex presidente
Carter (Reuters News Service-20 sett. 95) aveva già dichiarato di essere
stato al corrente che la CIA usava persone con poteri psichici. Ha ricordato
anche un fatto specifico avvenuto durante la sua amministrazione: un aereo USA
gspecialeh era caduto nello Zaire e i satelliti spia non riuscivano a
localizzarlo. La CIA usò una donna della California che in trance fornì le
esatte coordinate di latitudine e longitudine ove lfaereo fu poi localizzato.
Ø
(il più
importante...) Una Commissione del Congresso USA ha affidato, nella
estate del 95, uno studio a degli esperti esterni per appurare se i soldi spesi
dal governo USA per finanziare negli ultimi 20 anni ricerche sul paranormale
(queste non segrete!) fossero stati spesi bene o male ( le ricerche sono state
fatte prima presso lo Stanford
Research Institute, divenuto in seguito SRI International, e in
seguito presso la Science
Applications International Corporation
( SAIC). Tutti e due gli esperti (uno era il noto gscetticoh
Hyman (quello della controversia Hyman-Honorton) hanno concordato che
lfevidenza statistica a favore della RV è schiacciante; ma mentre Hyman
insiste che deve esserci qualche altra spiegazione (ma non sa indicare
quale...) lfaltro esperto o meglio esperta che è Jessica Utts (indirizzo in
fondo) sostiene che:
Þ usando i criteri
di giudizio standard in ogni altro campo scientifico, è assolutamente
provata lfesistenza dei gpoteri psichicih;
Þ benchè lfeffetto misurato sia tra il gpiccoloh e ïl gmedioh (
traduzione di termini tecnici: il -size effect- è un misuratore statistisco;
basta comunque ricordare che molte medicine hanno a loro favore degli geffettih
molto più piccoli di questi...(9)) i risultati si sono dimostrati riproducibili
in esperimenti ben gcongegnatih;
Þ si raccomanda al Governo di non sprecare
ulteriori risorse in esperimenti volti a provare lfesistenza di tali fenomeni
(perchè questa è già stata ampiamente provata!); si consiglia invece di
finanziare studi per cercare di capire come tali capacità psichiche funzionino
e come si possa ampliarle.
I rapporti completi della commissione possono essere ottenuti via INTERNET alla pagina:
http://anson.ucdavis.edu/~utts/
http://www-stat.ucdavis.edu/users/utts/
Professor
Jessica Utts Tel: 916-752-6496
Division of
Statistics Fax:
916-752-7099
Davis,
CA 95616
v Copertura
dei media:
Ø
Trasmissioni:
o ABC nightline 28 Nov. 95
(ospiti i due precedenti direttori della CIA ansiosi di minimizzare: sia
la CIA che il Pentagono hanno dichiarato che i progetti di ricerca saranno
chiusi: per gli esperti è chiaro che queste dichiarazioni si fanno quando un
progetto segreto è venuto alla luce e sarà proseguito con altro nome)
o Larry King Live 29 Nov. 95 CNN
o CNN news 30 Nov. morning: Inside Edition evening
o
NBC 30 Nov. 95
o ABC 30 Nov. 95 (con filmati di esperimenti di uno dei maggiori sensitivi del governo)
Ø
Giornali:
o ripreso un pof in tutto il mondo (dispacci REUTERS
e Associated Press)
o prima pagina sul Boston Globe (29 Nov)
o copertura di tutta la storia del Washinghton
Post (30 Nov.)
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9) Steering
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